27/09/2005, ore 08:12
postato da shifrapua in million dollar babyP.link

Million Dollar Baby
C. Eastwood, USA 2004


La lotta, il sangue, la preghieraLe conseguenze di un incontro coinvolgente: storie di boxe, rimorsi, sensi di colpa, chiesa e suicidio. E passione. Tanta passione.

La coincidenza  immediata che il piacere esige, abolisce ogni distanza fra soggetto e oggetto e non consente, conseguentemente, la riflessione. Secondo questo punto di vista il piacere non comporta alcun sapere e non introduce ad alcuna conoscenza, dato che risveglia un accordo, la connivenza fra le cose e il mio corpo, lo spessore carnale della mia presenza. In sintesi: solo il dolore mi fa crescere [1].
Million Dollar baby mi sembra si aggiri da queste parti. Il regista, col suo stile fluido, controllato e sottrattivo - in senso orizzontale, cioè lascia perdere alcune cose (es: che fine fa The Blue Berr, la pugile? C'è qualche azione legale nei suoi confronti? Il film persegue una stilizzazione, forse finalizzata all'enucleazione di qualche paradigma… tipo che il dolore complica la vita, la rende anche allo stesso tempo estenuamente semplice?) - ci viene a dire: "Un giorno, caro/a, il dolore ti chiamerà per nome. Tuttavia, sempre e comunque, il dolore ti dirà la parola (persona) che ti abbisogna." Mi fermo sul dolore perché il film parte da esso e arriva ad esso, tornando sullo stesso punto senza restare sullo stesso piano. Da anni il sangue del disorientato allenatore Frankie (Clint Eastwood) trascina veleno e rimorsi, nei confronti del rapporto interrotto con la figlia (cioè: sangue dello stesso sangue).
L'uomo - se intellettualmente onesto - non vive a lungo con una fede che lo costringe a mettere fra parentesi la propria ragione e la propria irrinunciabile voglia di capire. Per questo il nostro protagonista frequenta quotidianamente la chiesa, anche se essa non l'aiuta a farsi una ragione dei dogmi. Forse perché i dolori cron(onolog)ici portano ad una particolare forma di ibridazione "interiore", basata sulla coesistenza contemporanea di soggettività e oggettività distorte, da intendersi come una sorta di "visione del mondo" che frantuma l'interiorità del soggetto innescando patologie psicosomatiche (il rimorso, in quanto accusa contro se stessi relegata in un tempo non recuperabile, non riesce mai a risolversi in un soggetto solipsisticamente considerato. Infatti, le potenziali terapie s'innervano sempre sul dialogo, su un rapporto interpersonale). D'altronde è il rischio della conoscenza: il dolore è l'occasione per trovare nuovi confini, nuove strategie di vita. Il rovescio sta in una fossilizzazione nel medesimo, che vanifica il valore euristico dell'esperienza-dolore: l'incessante, e inesauribile, e intollerabile accusa verso se stessi è il peggior ripiegamento su se stessi. Il problema è che i dogmi, nella loro astrazione, sono grossolani, mentre la vita è sottile:
Per questo Frankie rischia un'esistenza schizofrenica, ma ne è preservato grazie all'ironia (il discorso con il sacerdote riguardo alla Trinità-sandwich al burro e marmellata), che non vuole essere una provocazione (e così infatti la legge il prete), ma un tentar-voler legare la dimensione del sacro (il dogma) alla vita quotidiana-concreta (dato che il dolore, per quanto si possa ritualizzare ed esorcizzare, appartiene a questo territorio). Il fatto poi che Frankie legga Yeats non credo sia un caso: la poesia, usando le possibilità cha ha il linguaggio di modificare la naturale effabilità dei segni visivi e dei sintomi, è l'alterazione per antonomasia dei significati. Il metavocabolario offerto dalla poesia può essere letto come un parallelismo: il metadogma che Frankie dovrà raggiungere.

Ombre e luci
A questo punto emerge (visivamente: guardate come esce dal buio) Maggie (Hilary Swank) che riesce a coinvolgere Frankie: il coinvolgimento è anche sinonimo di rischi. Frankie si dovrà decidere di farle fare il salto di categoria, dovrà rischiare di volerle bene come una figlia. E lo farà. Poi la tragedia. Proprio qua l'ultimissimo cinema di Eastwood è martellante nel tenere il discorso sulla sofferenza: sembra che fino ad allora, il dolore era ai margini della storia, l'ironia e le battute dei personaggi lo avevano tenuto a bada. Adesso è esploso nello stesso corpo che era una macchina da guerra. Adesso è enfatizzato (l'amputazione è crudele, un'enfatizzazione incomprensibile, una beffa). Maggie lo prega di darle il suicidio: ora è lei che incita, è lei che lo sta allenando… perché sul ring adesso c'è Frankie. Che deve dare la morte a se stesso, perché sulla schiena di Maggie c'è scritto: "Mio sangue". La cosa forse più importante che il cineasta ci dice: l'eutanasia, il suicidio… sono dimensioni che parlano di sangue e che non si possono generalizzare, sono incomunicabili, perché si muovono sopra le aree deserte dell'anima in cui non bastano più le spiegazioni e in cui uno impara che lì, solo l'esperienza conta. E in questo spazio un allenatore impara che uno non può veramente conoscere la speranza (lo stato d'animo diametralmente opposto al rimorso) finché non ha sperimentato che la speranza è come la disperazione (cosa che il linguaggio del cristianesimo, per altro, ha detto per secoli in termini meno crudi).
Eastwood, ancora più che in MysticRiver, manipola in tutti i sensi uno dei massimi problemi del nostro tempo con l'intraprendente disinvoltura di chi non si sente in cattedra, né si vergogna delle proprie soluzioni. Un cinema agonistico e al tempo stesso lirico come solo ai grandi maestri riesce, e dove si osa ancora parlare - e con successo! - di amore e destino, libertà e morte.
A Hilary Swank, davvero immensa in questo film (più ancora di BoysDon'tCry!), mi verrebbe da dirle: "Ti amo, ragazza, perché sei ribelle. E nel grido dei ribelli vi è già la scintilla della preghiera".


Note


[1] Una visione radicalmente opposta la si può trovare nel film Inseparabili (Dead Ringers, Canada 1988) di D. Cronemberg: il dolore è qui concepito come non-necessario, in quanto provocherebbe solo distorsioni del carattere. E non penso sia un caso che l'unica soluzione per astenersi dalla sofferenza si giochi (drammaticamente) in una anestetizzazione della medesima: la (laica) butazamina. "Drammaticamente", sottolineo, forse perché il dolore reclama sempre l'agnizione.

commenti (14)
Commenti
#1    27 Settembre 2005 - 21:58
 
Come inizio di un blog non è male. Piano piano inizierai a scrivere recensioni dei film più recenti spero... Ho visto anch'io Million Dollar Baby e devo dire che mi è piaciuto anche se pensavo ad un finale diverso da quello che ha proposto il regista.
omarvit
utente anonimo

#2    28 Settembre 2005 - 08:29
 
Esistono diversi splendidi blog di recensioni cinematografiche, quasi sempre aggiornatissimi. Fare un nuovo blog similare e quindi pressochè inutile non mi andava. Ho quindi virato le mie riflessioni sulla qualità e l'approfondimento di alcuni dei più grandi film usciti sia di recente che in passato. Terrò presente comunque della richiesta e ti ringrazio del tuo commento!

A presto.
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#3    28 Settembre 2005 - 08:37
 
Beh, non hai tutti i torti shifra anche perchè le tue analisi sono splendide! Comunque non ci starebbe male a volte qualche filmettino recente! ^__^

CIAO!
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#4    28 Settembre 2005 - 09:38
 
Ben arrivato :)
Ti ho linkato anche io
Fringe
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#5    28 Settembre 2005 - 10:04
 
Grazie davvero!
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#6    28 Settembre 2005 - 13:17
 
Un consiglio: scrivi sempre di quello che ti pare ma anche di film recenti.
Avere un blog non e' una gara tra blogger e chi scrive prima degli altri non vince nulla.
:)
a presto
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#7    28 Settembre 2005 - 15:09
 
ciao...ti ho linkato....

ps piccolo appunto sulla veste grafica del blog... non mi sembra molto leggibile e immediata.

MurdaMoviez
utente anonimo

#8    28 Settembre 2005 - 16:11
 
La veste grafica è bella ma forse non guarda al futuro... quando avrà molti post questo blog sarà di difficile lettura. Murda, mi sa che hai ragione...
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#9    28 Settembre 2005 - 16:14
 
Mi sa anche a me... vedrò cosa posso fare, compatibilmente con il tempo che irrimediabilmente scandisce la nostra vita in modo tirannico! Grazie a tutti!
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#10    28 Settembre 2005 - 17:20
 
Baaaaah,

ho tagliato la testa al toro!

Beh: avevate ragione. Grazie!
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#11    28 Settembre 2005 - 18:02
 
de nada ^__^...adesso è imho molto più bella e funzionale.
utente anonimo

#12    12 Ottobre 2005 - 22:21
 
il film è molto bello, ma non mi aveva toccato molto. Leggendo la recensione che hai fatto invece... l'ho sentito davvero, e me lo sono andato a rivedere. Tutto il discorso che fai sul dolore è interessantissimo, davvero splendido. Naturalmente è un punto di vista parziale, come hai già sottolineato nella premessa metodologica; sta di fatto che il tuo approfondimento è davvero unico (ho letto almeno altre quattro recensioni del film e nessuna ne ha parlato come ne hai fatto tu).
Complimenti!

Giulia

utente anonimo

#13    13 Marzo 2007 - 07:08
 
Ciao per me million dollar baby è un film fantastico. Eastwood è un grandissimo regista che ha fatto dei filmoni come Gli spietati e Mystic River, per non parlare poi dell'ultimo suo capolavoro Lettere da Iwo Jima. Bellissima la tua recensione, sono d'accordo con tutto quello che hai detto.
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#14    15 Settembre 2007 - 11:52
 
Complimenti per il blog, mi sono permessa di metterti nei miei link ^^
Per quanto riguarda questa recensione devo dire che mi piace molto, come molto mi piacque il film che ha toccato quasi tutte le mie corde
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